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L'agricoltura biologica è la più antica e la più moderna. Primitiva nella sua ricerca dell'armonia con la natura, il rispetto dei ritmi biologici, la vicinanza tra produttore e consumatori e moderna in virtù della tendenza, sempre più diffusa, di mangiare in modo sano e naturale.
Gli esseri umani della tecnologica società del Duemila aspirano, infatti, a ricreare un ancestrale equilibrio che rischia di rompersi, tornando al passato e recuperando i precetti del filosofo austriaco Rudolf Steiner che ha ispirato l'agricoltura biodinamica negli anni Venti del Novecento.
L'agricoltura biodinamica interpreta l'azienda agricola come un sistema autosufficiente, un organismo in armonia con l'ambiente e con il cosmo, e la ricerca di tale armonia è alla base degli allevamenti biologici, nati negli Anni Settanta e sviluppatisi in maniera esponenziale nel corso degli ultimi decenni.
L'agricoltura biologica si fonda dall'assioma che ogni singola fattoria faccia parte di un ecosistema del quale è necessario preservare l'equilibrio naturale attraverso procedure antiche e regole trasmesse di generazione in generazione.
Ad esempio, si pone l'obiettivo di favorire la fertilità dei terreni con metodi tradizionali, come la rotazione delle colture, ed evitare in ogni circostanza l'uso di prodotti chimici, i quali possono essere efficacemente sostituiti da sostanze organiche o da animali che fanno le veci dei pesticidi divorando i nemici dei raccolti.
L'agricoltura biologica bandisce, inoltre, le sentimenti geneticamente modificate ed in merito ricordiamo come siano previste anche distanze minime che devono essere mantenute tra i campi biologici e quelli coltivati in maniera tradizionale.
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